Il pazientologo

1: “Ma ciao! Come stai?”

2: “Oh ciao! Io bene, tu?”

1: “Eh, insomma. Stamattina ho un mal di testa che non ti dico! Bé te a lavoro tutto bene? Sei sempre nello studio legale in centro?”

2: “Ehm, no. Dopo la pratica non mi hanno assunto. Ora faccio il commesso da Foot Locker in attesa che mi chiami una delle ventitré agenzie a cui ho inviato il curriculum, vediamo se si smuove qualcosa! Mi pagano in voucher per ora, ma almeno i colleghi sono simpatici. Te invece?”

1: “Ah guarda! Sei fortunato tu! In ufficio da me sono tutte arpie! Lavoro lì da dieci anni e ancora la segretaria del direttore non si ricorda come mi chiamo! Secondo me lo fa apposta, in pausa caffè chiacchiera con tutti, sempre cordiale, mentre a me si rivolge con freddezza! Sai, lo sanno tutti che è gelosa del fatto che il capo stimi me più di lei… Le ragazze dell’ufficio vendite poi, non ne parliamo, tutte col capo chino sui loro pc quando i soci sono in sede, per dimostrare che lavorano sodo e alle 16.30, quando esco, le vedo ancora lì a mettere avanti il lavoro, solo per fare vedere che sono più scrupolose degli altri! È tutta scena però, perché sono sempre io a dover mettere a posto i loro pasticci. A malapena salutano, figurati che una volta al mese la direzione organizza una cena aziendale in ristoranti rinomati e loro non  sono mai venute, se la tirano eh…! Comunque ti trovo in forma! Sei dimagrito tanto dall’ultima volta, stai proprio bene!”

2: “Eh sì, dopo l’operazione ho dovuto fare molta attenzione all’alimentazione e alla salute in generale, però è andato tutto benone: tumore rimosso e a due anni di distanza i controlli periodici hanno confermato che sto bene ed è incoraggiante! Certo, dovrò farmi visitare spesso per tenere monitorata la situazione, ma ora il peggio è passato e l’importante è quello! Tu invece come stai? Mia mamma mi ha detto che sei stata ricoverata…”

1: “Guarda, non me ne parlare! Ero piegata in due dal male! Non puoi capire le fitte che avevo, sembrava mi si lacerasse il ventre! Ho chiamato subito l’ambulanza e mi hanno portata di corsa in ospedale! Alla fine mi hanno operata d’urgenza di appendicite, ho rischiato grosso. Poi quell’incompetente del chirurgo, non so cosa abbia fatto di preciso, ci ha messo due ore! E il post operatorio…un dolore lacerante! A letto per venti giorni! Ma dimmi, hai programmi per l’estate? Sai già dove andrai per le vacanze?”

2. “Sicuramente un paio di giorni al mare ci scappano, ma qui vicino. Purtroppo col fatto che a lavoro sono l’ultimo arrivato non so ancora quando potrò chiedere le ferie, poi comunque mancano i fondi per fare un bel viaggio all’estero! Comunque c’è tanto di bello in Italia, anche a poche centinaia di chilometri! Nel frattempo si risparmia per il prossimo anno. Invece voi avete già deciso dove andare?”

1. “Anche quest’anno mi sa che andremo in Sardegna. Io avrei voluto andare in Grecia ma coi bambini non riusciamo mica! Ci toccherà il solito appartamento in Gallura. Ah, io volevo chiedere tutto il mese in agosto ma sai, col fatto che nel mio ufficio senza di me vanno in crisi mi devo far bastare le due centrali del mese, quando chiude l’ufficio. Se non altro farò altre due settimane a ottobre quando calano le vendite, perché ho proprio bisogno di staccare eh! Divento matta a incastrare tutto, anche coi bambini…”

2. “Giusto, come stanno? Sono proprio adorabili, mi ha detto Luigi che sono così calmi e pacifici! Ho visto le foto, sono uno spettac…”

1. “Aaaah! Carinissimi eh! Per carità, li adoro, ma dopo una giornata di duro lavoro sono un bell’impegno!”

2. “Si, bé, Luigi mi ha detto che dopo scuola li porta dai nonni o in piscina e quando arrivano a casa hanno a malapena la forza di cenare dopo aver giocato tutto il giorno e crollano a letto sereni…”

1. “Siiii…ma bisogna stare sempre attenti che facciano i compiti, che non stiano troppo a bighellonare con i compagni più scalmanati, insomma è un bell’impegno anche quello lì eh! Anche i miei suoceri, per fortuna che ci sono ma poveretti! Hanno una bella età e non si può mica pretendere chissà cosa, quindi tocca fare tutto a me alla fine. Tu non puoi capire perché ancora di figli non ne hai, te ne accorgerai, ti cambia tutto eh…Ascolta adesso io vado che alle 17.30 ho la parrucchiera! Ma vediamoci eh, anche per un caffè, magari sabato mattina”

2. “Guarda io sabato mattina lavoro, ho riposo martedì pomeriggio la prossima settimana, hai detto che finisci alle 16.30 giusto?”

1. “Si ma guarda è un casino, martedì devo correre a farmi le unghie subito dopo l’ufficio, era l’unico posto che aveva libero e io ho due mani che non si guardano! Davvero non posso rimandare, e poi dritta in palestra che sono giù di tono ultimamente…facciamo così: ci mettiamo d’accordo poi per messaggio ok?”

2. “Si, tranquilla!”

1. “Allora ciao eh! Saluta tua mamma!”

2. “Sarà fatto!”

2. “Pronto mamma! Ciao come stai? Indovina chi ho incontrato? Esatto proprio lei! Ti saluta tanto sai? Niente io volevo solo dirti che sono proprio fortunato, me l’hai sempre detto te: c’è gente al mondo che ha tutto e non riesce ad accorgersene! Bisogna rischiare di perderlo anche solo in parte, quel tutto, per capirne il valore. Quindi solo questo mamma: Grazie!”

Grazie anche a chi si piange addosso: vedere quanto poco apprezzano quello che hanno mi fa venire voglia di essere una versione migliore di me stessa!

Il cromatismo di Lisbona

Uno dei più noti figli del Portogallo, Fernando Pessoa, ha scrittopessoa-disegno-by-eli: “non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”. Impossibile dargli torto! Io e Matte cercavamo una meta per una piccola evasione romantica in pieno gennaio, sembrava un’ottima alternativa al freddo dell’Emilia e al sottozero mattutino che mi costringe da un po’ a rischiare il ritardo per sbrinare la macchina, puntualmente la più ghiacciata nel parcheggio…Ci siamo ritrovati in un mondo a parte, fatto di vicoli di sampietrini districati tra case color pastello e palazzi ricoperti da piastrelle disegnate; profumi in ogni angolo, musica e oceano.  Continua a leggere “Il cromatismo di Lisbona”

“Quando il bambino era bambino…”

Berlino, 1987. Wim Wenders ci trascina in una città fatta di pensieri e tormenti dei suoi abitanti, fatta di nostalgia e pensieri cupi, ma anche di speranza. Mentre gli umani si lasciano sopraffare da dubbi e paure, qualcuno li guarda dall’alto con premura, affetto e una punta di invidia. Ci sono angeli che osservano il mondo, annotano gli eventi (pù o meno) rilevanti e cercano di infondere fiducia anche dove sembra difficile trovarne. L’empatia, di cui sono dotati per svolgere al meglio il loro compito, spinge Damiel e Cassiel a desiderare una vita mortale e fatta di piccoli fastidi, ma anche di sentimenti e affetti che gli angeli possono ammirare solo da lontano. Continua a leggere ““Quando il bambino era bambino…””

Il cinema secondo Wood

Da piccoli ci hanno promesso che avremmo potuto raggiungere qualsiasi traguardo nella vita, se ci fossimo impegnati abbastanza. Crescendo un po’ ci hanno insegnato, invece, che bisogna agire razionalmente, sognare con i piedi per terra, che è bene avere sempre un piano “B” che spesso, purtroppo, si trasforma nel piano “A” e, col tempo, nell’unico piano che abbiamo. Triste verità o mera rassegnazione.Talvolta, però, qualcuno riesce a credere talmente nei propri sogni da decidere di vivere di questi, col solo e originario piano “A”. È il caso di tanti artisti che sono arrivati al successo contro ogni aspettativa, ma anche di altri che hanno dedicato la vita alla propria arte senza ricevere nulla se non l’indifferenza generale, o che hanno raggiunto il successo solo dopo la morte.

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L’ora delle favole

eli-in-wonderlandUna domenica di fine ottobre, la speranza di un tiepido sole nascosta dalla foschia autunnale che cela magie, in piena atmosfera Ognissanti… Grazzano Visconti è un piccolo borgo piacentino in perfetto stile medievale, con tanto di castello con fantasma e leggende. Al contrario di quanto si pensa, la nascita del borgo è piuttosto recente, risale infatti agli inizi del secolo scorso, mentre il castello ha origini ben più antiche.

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Per dieci minuti, Chiara.

Rileggendo vecchi post ho trovato questo, pubblicato in un blog ormai chiuso da tempo, nel (non troppo) lontano 2014. Allora non avevo ancora letto il libro presentato nell’incontro con l’autrice, Chiara Gamberale, che ho trovato piacevole e talvolta illuminante. Non conoscevo, prima di questa lettura, la scrittura della Gamberale e devo dire che l’ho trovata fresca, onesta e disarmante, con un velo di malinconia, condita di ironia. Assolutamente consigliato. Armata di dittafono, mi recai alla presentazione con l’intenzione di trascrivere quanto registrato. Ed ecco, direttamente dal mio Tardis personale, il post dal passato…

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“Questa è una rapina!”…O no?

Chiacchiere con gli amici, una sera di settembre. La discussione si accende sull’argomento “legittima difesa”. Cosa è legittimo fare in caso di intrusione armata (o non armata) di ladri in casa o nel giardino antistante, cosa rientra nella definizione di “difesa personale” in un’epoca in cui le persone sono fatte meno di carne e più di smartphones e smart tv? Sorseggiando una coca, mi torna alla mente un caso di scuola citato più volte dal professore durante le lezioni di procedura penale all’università, il caso Re Cecconi. Nel momento in cui cito l’esempio mi rendo conto che in realtà si tratta di un caso che non conosco nel dettaglio, anzi mi accorgo di non saperne proprio nulla! E qui si sprigiona quasi immediatamente tutta la magia di Google… Continua a leggere ““Questa è una rapina!”…O no?”